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17 Gennaio 2024
06.02.24
6 Febbraio 2024
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Per non dimenticare

“L’OSSERVATORE SPIATO” RIVISTA OCCASIONALE IN RETE

Per non dimenticare

Siamo entrati “per diritto acquisito” nella settimana del Giorno della Memoria e, come ogni anno – com’è giusto che sia – vengono trasmessi e divulgati approfondimenti storici, lungometraggi, dibattiti, e tutte quelle attenzioni d’obbligo che la cosiddetta società civile deve necessariamente ricordare per fare in modo che nessun Olocausto debba mai ripetersi. Ma che cosa è rimasto oggi dei continui “mai più” pronunciati a rigor di logica da chiunque avesse avuto o vorrà ancora ricordare nel corso della Storia gli orrendi crimini nazisti perpetrati nei confronti del popolo ebreo? Per quale oscura ragione, non più tardi di dieci giorni fa, buona parte dell’attuale rappresentanza del Governo tedesco si è sentita in dovere di prendere posizione dopo la proposta del Governo sudafricano – in merito ad un’eventuale condanna da parte del Tribunale Internazionale dell’Aja da infliggere allo Stato di Israele per genocidio e crimini contro l’umanità – giustificando le rappresaglie sioniste semplicemente dicendo che era e resta un loro diritto difendersi dagli attacchi sferrati lo scorso 7 Ottobre da un’organizzazione paramilitare terroristica come Hamas? Quale dovrebbe essere il numero esatto di morti ammazzati con modalità atroci, ma soprattutto causati da questa guerra che dura ormai da 76 anni e che continua a insanguinare la Terra Santa per poter essere definito come un genocidio? 5.974.000, visto e considerato che solo per questa volta siamo già arrivati alla soglia di 26.000 in poco più di tre mesi? Secondo la maggioranza dei Paesi occidentali a guida democratica non si tratterebbe di genocidio, ma di un giustificato atto belligerante di auto difesa, che però, al contempo, non dovrebbe oltrepassare i limiti di reazione. Questo è in sostanza il pensiero espresso dai rappresentanti delle maggiori amministrazioni governative che aderiscono al Patto Atlantico. Ma chi li stabilisce questi limiti? A che cosa dovrebbe servire un Tribunale Internazionale qualora non disponesse di un potere esecutivo? O per meglio dire : anche se potesse esercitare tale potere, in quale modo inciderebbe sulle dinamiche dei negoziati di pace se non venisse – come di fatto non viene – rispettato? La progressiva perdita dei diritti umani – culminata l’anno appena trascorso proprio con l’inizio del genocidio del popolo palestinese – ha fatto sì che in un modo o in un altro la sistematica mattanza multietnica (pianificata su larga scala ormai da molto tempo) si consolidasse. A nulla sono valsi gli accorati appelli sbandierati dai manifestanti di tutte le piazze del mondo. Forse perché l’operazione “mattanza multietnica” è diventata una costante sempre più prioritaria nell’agenda politica da quando la consapevolezza di una sovrappopolazione globale ha sancito “l’impossibilità” di poter soddisfare le esigenze di tutti in un mondo che sta per scadere, sia in termini ambientali che economici. Eppure le soluzioni per riuscire a convivere pacificamente su questo pianeta ci sarebbero eccome : impianti al plasma che distruggono rifiuti di ogni genere a livello molecolare, che sono già esistenti e che si basano su una tecnologia a impatto zero, a differenza degli inceneritori. Riciclaggio di pneumatici fuori uso tramite, l’utilizzo di microonde, per poter asfaltare strade, anche questo già in essere, come tanti altri esempi di energia circolare predisposta per favorire una più equa ridistribuzione economica. Peccato però che manchi sempre quella volontà politica di adattare questo genere di soluzioni ad ampio spettro nell’agenda programmatica delle forze di maggioranza o di opposizione, proprio perché gli interessi comuni di una classe dirigente collusa e corrotta collimano quasi sempre con quelli di chi detiene il controllo delle telecomunicazioni o, peggio, di chi produce compra o vende armi di distruzione di massa. Oggi, quegli stessi Capi di Stato o Ministri che proferiranno i loro soliti “mai più” per dovere istituzionale – ma più che altro per un dovere circostanziale – che cosa dovrebbero fare per cercare di favorire i negoziati di pace del conflitto dei conflitti evitando, allo stesso tempo, di apparire come non più credibili agli occhi dell’opinione pubblica? Illustrare una road map efficace, al fine di tracciare le linee guida strategiche da attuare per i prossimi embarghi, oppure ratificare ulteriori pacchetti sanzionatori destinati a destabilizzare l’economia di Stati che sono ritenuti pericolosi? O magari di dichiarare apertamente quale sarà il prossimo genocidio, in modo tale da informare correttamente come, dove, quando e perché la mattanza multietnica sarebbe inevitabile, anticipando così quel che verrà trasmesso dagli organi di stampa preposti? Visto e considerato che dall’ultimo recente WEF di Davos è emersa una novità rivoluzionaria – ovvero, che occorrerebbe riacquistare la fiducia degli elettori – le risposte a queste domande non tarderanno ad arrivare in modo chiaro e senza alcuna parvenza di contraddizione.