Live tips
14 Gennaio 2026
Live tips
2 Febbraio 2026
Show all

27/01/2026

“L’OSSERVATORE SPIATO” RIVISTA OCCASIONALE IN RETE

27/01/2026

Oggi – dopo 81 anni passati dal giorno considerato all’unanimità ‘della Memoria’ – a ragion veduta viene evocata la resa del regime Nazifascista che imperversò in Europa in quegli anni e che sterminò con una pianificazione a dir poco aberrante 6 milioni di ebrei (secondo le stime dell’epoca) offrendo ai posteri un lascito indelebile, in termini di emulazione. Non più tardi di 72 ore fa, un manipolo di agenti federali appartenenti all’ICE (Immigration and Customs Enforcement) hanno immobilizzato un cittadino statunitense di 37 anni – subito dopo averlo malmenato e spinto a terra sfilandogli una pistola che deteneva con un regolare porto d’armi, pistola che acquistò per difendersi da pericolosi malintenzionati in virtù di una legge promulgata proprio negli States – per poi assassinarlo a sangue freddo giustificando l’atto in sé perché era sospettato di fare parte di quei facinorosi che già presidiarono l’insurrezione nel Minnesota subito dopo l’omicidio di una donna che aveva la medesima età del suddetto uomo, omicidio avvenuto il 7 Gennaio scorso ad opera degli stessi agenti federali in quel di Minneapolis. Sebbene, nella loro tragicità, questi due singoli eventi non siano in alcun modo riconducibili o paragonabili agli orrendi crimini commessi durante l’Olocausto, la domanda è: da allora a oggi, quali provvedimenti giurisdizionali sono stati intrapresi dalle autorità competenti per far sì che mai più quei crimini si reiterassero? Dal colonialismo in poi c’è forse stato qualche Paese cosiddetto civile che abbia mai evitato di sfruttare le risorse umane e/o minerarie di Paesi del cosiddetto Terzo Mondo cercando, non tanto di integrare progressivamente i loro abitanti – inducendoli in questo modo a ghettizzare i territori occupati legalmente – quanto di intervenire in loco tramite contributi a fondo perduto, necessari allo sviluppo di infrastrutture, così come indispensabili a favorire la crescita di un’agricoltura biodinamica? E anche se questi contributi fossero stati elargiti a tempo debito dalla civile comunità industrializzata a beneficio di una comunità preda della disperazione, ovvero, desiderosa soltanto di fuggire dalla coercizione in atto nei loro Paesi d’origine, e fossero oltremodo stati oggetto di strumentalizzazione da parte delle autorità governative locali (che in ogni caso avrebbero tratto profitto da quei contributi) sarebbe comunque stato visto dalla stragrande maggioranza dell’opinione pubblica come un segnale inconfondibile dell’umano agire. Un segnale che avrebbe resistito, nel tempo, perfino alla manipolazione ininterrotta delle notizie propinate dalla propaganda di turno. In sintesi, in termini di empatia, ricordare oggi l’inenarrabile Shoah – dimenticando, o peggio, negando non soltanto i crimini contro l’umanità perpetrati con ogni mezzo durante il genocidio tutt’ora in corso in Palestina, ma cercando di delegittimare la pur aberrante e recente repressione ordinata dal governo iraniano allo scopo di voler innescare un conflitto globale tra Oriente e Occidente – significa essere a conoscenza della gravità dell’attuale situazione sociopolitica, con l’aggravante, però, di evitare deliberatamente di riconoscere a quale grande Paese civile appartengono le responsabilità di ciò che ORA sta accadendo nel mondo, evocando al contempo gli spettri di un sacrificio che puntualmente si ripresenterà sotto altre dannate forme. In buona sostanza il senso dell’umano agire si sta disgregando. Ed è soltanto attraverso una presa di coscienza comune che si potrà tentare di ricomporre i valori che lo costituiscono. Disgraziatamente i limiti etici e morali sono già stati surclassati da un pezzo da una visione transumanista imperante e se non si impedirà il relativo nonché ‘logico’ proselitismo (logico in quanto diventerà di fatto ‘normale’) probabilmente nemmeno i posteri potranno più decidere alcun che, in merito all’ardua sentenza.