“L’OSSERVATORE SPIATO” RIVISTA OCCASIONALE IN RETE
Uno dei tanti paradossi politici del ventunesimo secolo è che i sostenitori dell’antisemitismo – antisemitismo inteso come un’aggravante dell’odio razziale – risultano essere gli stessi complici dei criminali sionisti, i quali sono riusciti nel folle intento di perpetrare un genocidio che – in termini di atrocità e barbarie – va ben oltre gli indicibili reati commessi dal regime nazifascista: in primo luogo perché – a differenza delle SS (che hanno sempre cercato in qualche modo di celare l’Olocausto sotto mentite spoglie) gli “unti” dell’IDF o gli eletti del popolo Eletto, se preferite, hanno lasciato che il mondo intero vedesse con i propri occhi sterminare un popolo bombardandolo ininterrottamente per oltre due anni, sparando ai figli, di questo popolo, mentre erano in coda davanti ai punti di distribuzione degli aiuti umanitari per poter ingoiare un tozzo di pane e addirittura divertendosi nel mirare alla testa o ai testicoli di quei minorenni indifesi, per poi farne morire di fame altri chiudendo l’ingresso agli stessi aiuti umanitari; e in secondo luogo perché – malgrado certi episodi di violenza non siano mai mancati nella Storia dell’umanità – la Shoah all’epoca non aveva precedenti simili, pertanto la Storia non si è soltanto ripetuta, ma nella sua assurda evoluzione ha perfino cancellato qualsiasi “pretesa” (da parte dei Paesi Volenterosi) di redimersi lavandosi in qualche modo quel che resta della propria coscienza. Più semplicemente quel che è di fatto successo non sarebbe dovuto succedere, ma visto che è successo è forse arrivato il momento di provare a modificare il significato della parola terrorismo? Se in Rete si cerca qual’è la definizione giuridica di terrorismo esce fuori che: ai sensi del diritto dell’UE, i reati di terrorismo sono atti commessi allo scopo di esercitare gravi intimidazioni sulla popolazione, oppure di costringere indebitamente i poteri pubblici o un’organizzazione internazionale a compiere oppure ad astenersi dal compiere qualsiasi atto. Dunque – secondo un diritto promulgato da leggi ratificate anche dall’UE – lo Stato d’Israele, che da oltre 75 anni è riconosciuto nonché rappresentato dall’ONU (che da allora ad oggi “impose e continua ad imporre” la creazione di due Stati in una terra contesa da due popoli al fine di raggiungere una pacifica convivenza) avrebbe legittimato la difesa dei propri confini minacciati dai continui attacchi sferrati da organizzazioni paramilitari palestinesi, oltre che libanesi, esercitando un’espansione esponenziale dei propri territori conquistati dal 1948 in poi, causando di conseguenza delle gravi intimidazioni alla popolazione palestinese invasa anno dopo anno. Oltretutto, volendo attenersi scrupolosamente a tale definizione giuridica, lo Stato d’Israele avrebbe anche costretto l’ONU ad astenersi dal compiere qualsiasi atto allo scopo di raggiungere tale pacifica convivenza con la realizzazione dei due Stati. Ragion per cui – da come si evince da questo pseudo tentativo di modificare il significato di una parola come terrorismo – si può facilmente dedurre che ciò che in realtà manca per giungere a un cessate il fuoco definitivo in Medio Oriente, non sono né la quasi totale assenza di negoziati e né tantomeno i numerosi tentativi di deterrenza attuati dalle forze armate dei rispettivi fronti, quanto è invece l’assoluta mancanza di volontà, da parte dei cosiddetti Paesi Volenterosi complici di questo sterminio, di cambiare il valore semantico della parola terrorismo, che a quanto pare necessita di un aggiornamento.