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Geni di genere

“L’OSSERVATORE SPIATO” RIVISTA OCCASIONALE IN RETE

Geni di genere

A chi si è chiesto o si sta ancora chiedendo perché i cosiddetti manifestanti pro pal, o i filoputiniani o magari quelli che non hanno ancora avuto modo di essere etichettati (o taggati) dalla narrazione dominante e che protestano in favore di un Venezuela libero soltanto perché un Paese aggressore interessato ai giacimenti di petrolio del Paese aggredito ha violato il diritto internazionale riducendo quel che resta della politica a far valere esclusivamente la legge del far west, a chi dunque si chiede perché questi manifestanti non sono scesi in piazza per esprimere il proprio sdegno e il proprio dissenso per quel che è successo e che purtroppo sta succedendo anche in Iran in queste ultime ore, che cosa si potrebbe loro chiedere? È già abbastanza avvilente assistere impotenti di fronte l’ennesima barbarie che si compie sotto gli occhi di tutti, a onta di un regime totalitario – questo sì, chi lo nega dovrebbe almeno avere il coraggio di stare in silenzio – ma che dal 1979 ad oggi ha governato un Paese popolato da più di 90 milioni di individui, la cui stessa maggioranza sciita (di oltre il 90%) insorse per rovesciare l’ex monarchia guidata dall’allora Scià di Persia, nonostante la cosiddetta emancipazione ha fatto sì che parte di quella maggioranza si abituasse progressivamente agli stili di vita occidentali. Figuriamoci quanto altro sangue innocente verrebbe versato qualora il regime degli ayatollah dovesse cadere nelle mani dei suoi più acerrimi nemici, che a rigor di logica tenteranno con ogni mezzo di esportare i valori democratici di un Occidente sempre più propenso a fare della provocazione nucleare il più vile dei suoi ricatti. Prima o poi si sapeva che lo scontro globale tra Oriente e Occidente sarebbe arrivato, era nell’aria. Dunque che cosa si potrebbe chiedere di più a chi continua a buttare benzina sul fuoco di tale titanico scontro, evitando di comprendere che le possibili coalizioni di un Oriente sempre più indignato sono già ora più coese (rispetto all’alleanza atlantica)? Di prendere come simbolo iconico rivoluzionario una giovane donna iraniana che per protesta si accende una sigaretta incendiando al contempo una gigantografia dell’attuale guida suprema della Repubblica islamica iraniana, e divulgare magari tale “simbolo” come fosse un dogma da ricordare nello spazio multimediale nei secoli a venire? Si sono mai chiesti – questi geniali etichettatori, o per meglio dire questi geniali taggers – se, così facendo, sarebbero capaci di mitigare questo scontro o se invece non farebbero altro che fomentarlo? Hanno mai preso in considerazione l’idea di confrontarsi nelle piazze o in mezzo alle strade di qualsiasi città con chi la pensa in modo totalmente diverso da loro, che invece sono costretti dai governi di turno a propagandare quello che viene quotidianamente trasmesso in tv al solo scopo di esortare la maggioranza degli individui a credere ancora – malgrado tutto quello che di assurdo e di inimmaginabile è successo da soli cinque anni a questa parte – nelle menzogne che vengono propinate? Quali sarebbero le reali conseguenze di un rovesciamento della Repubblica islamica iraniana, che genere di modello democratico si dovrebbe instaurare nei prossimi mesi? Si attendono suggerimenti.