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Destinazione Gaza

“L’OSSERVATORE SPIATO” RIVISTA OCCASIONALE IN RETE

Destinazione Gaza

In un linguaggio proprio, che dovrebbe essere ritenuto all’unanimità di uso comune, si dice aiuto umanitario quando un ente o un’associazione filantropica (in certi casi finanziata dallo Stato, in altri no) intende prestare il proprio soccorso in favore di popolazioni stremate dalle guerre e dalla fame, cercando di portare un minimo di sollievo ai malcapitati di turno. Se, dunque, a quegli stessi aiuti viene impedito l’accesso nelle aree di interesse proprio dalle Istituzioni (nella fattispecie, dallo Stato di Israele) significa o che quello Stato sta violando qualsiasi diritto umano, nonché legale – nei confronti di una popolazione civile inerme e non certo nei confronti di un esercito militare, questo sia detto per inciso – oppure che l’Organizzazione delle Nazioni Unite non ha più alcun potere decisionale e che si deve sottomettere senza se e senza ma ai voleri degli Stati più forti, in termini economico militari. Se poi quegli stessi aiuti venissero demandati ad enti religiosi – testimoni oltremodo della carneficina in atto a Gaza per far sì che i rapporti diplomatici tra gli Stati coinvolti non si compromettano ulteriormente – vorrebbe dire che le testimonianze dei sacerdoti cristiani in loco, i quali hanno assistito personalmente alla distruzione da parte dell’IDF delle risorse alimentari destinate alle vittime del massacro, sono irrilevanti. Sorge dunque spontanea la domanda: a che cosa servirebbe affidare quegli aiuti ad enti religiosi come il Patriarcato di Gerusalemme, se in ogni caso verranno sistematicamente distrutti? Forse a farsi rispondere dall’IDF che bisognerebbe evitare quanto meno l’approvvigionamento di biscotti o di barrette di cioccolato perché sono ritenuti troppo energetici? Respinto l’appello del Quirinale a fermarsi. Venti attivisti italiani della Global Sumud Flotilla lasciano, ma un’altra flotta è pronta a partire da Catania. La portavoce rientra a Roma per trattare. Così titola “La Stampa” di due giorni fa, spaccando – questa volta non come al solito – l’opinione pubblica sull’iniziativa del collettivo umanitario diretto a Gaza, che invece di obbedire all’invito da parte del Presidente della Repubblica di non proseguire verso quella destinazione – dove il Governo ovviamente non potrà garantire l’incolumità dei connazionali a bordo – ha preferito andare avanti rischiando di coinvolgere oltremodo l’intera flotta a subire possibili interventi da parte dell’esercito israeliano. Ora però emerge anche un possibile ricatto per gli attivisti italiani, ovvero sia che rischiano di scontare una pena detentiva fino a 12 anni per il reato di mettere in pericolo le relazioni internazionali degli Stati coinvolti. E come se tutto ciò non bastasse, lo Stato di Israele ha addirittura escogitato di schedare cortei, piazze e perfino pagine social che hanno sostenuto le manifestazioni contro l’innegabile genocidio a Gaza, pubblicando on line dossier con nomi e cognomi degli autori di tale “affronto”, in termini di dissenso. Questa volta però, il Presidente della Repubblica italiana più coraggioso di sempre, invece di chiedere allo Stato sionista di fermare il massacro degli innocenti – ricattandolo con adeguate sanzioni – rivolgendosi all’equipaggio della Global Sumud Flotilla suggerisce loro di: raccogliere la disponibilità offerta dal Patriarcato latino di Gerusalemme per svolgere il compito in sicurezza quel che la solidarietà ha destinato ai bambini. Se l’aiutare degli esseri umani a non morire di fame e di stenti sarebbe ora considerato legalmente un eventuale reato, che cosa dovrebbe prevedere allora una giustizia sociale organizzata nelle piazze di tutto il mondo che condannasse l’operato di un Governo che non si è soltanto “limitato” a fornire armamenti per sterminare bambini e civili inermi, ma che, nel 2025, ha addirittura permesso ai boia militari disumani dell’IDF di riposarsi – dagli enormi sforzi compiuti – in questo Bel Paese formato soprattutto da brava gente? Chi sono allora in effetti i veri irresponsabili? Se, dallo stesso Governo, non fanno altro che fioccare accuse di irresponsabilità nei confronti di una flotta navale pagata con i soldi dei contribuenti – nonché di strumentalizzazione reale, creata ad hoc da inesistenti oppositori – perché allora nessuno tra questi parlamentari ha voluto investire fondi e risorse (pagati sempre e comunque dai contribuenti) mirati a contribuire ad una risoluzione immediata e pacifica del conflitto in M.O.? Perché non si è voluta convocare una seduta plenaria globale a Gerusalemme (non di certo all’ONU) già durante le prime settimane dopo il catastrofico 07/10/23, per stabilire una volta per tutte la risoluzione di due terre e due Stati, se non perché non sarebbe convenuta a nessuno dei rappresentanti di quegli stessi Paesi? La spinosa questione purtroppo è che le guerre sono sempre convenute e sempre converranno ai Paesi economicamente più forti perché generano debito, oltre che sterminare civili che sono considerati irrilevanti per il sistema, e che di conseguenza più se ne fanno e meglio possono prosperare coloro che le autorizzano. Disgraziatamente il sionismo non è un’opinione, è un crimine, così come oggi, nel 2025, è un crimine rendersi complici di questo genocidio perpetrato dai sionisti che ha consentito addirittura al suo più deplorevole esponente di tenere un discorso all’ONU. E disgraziatamente, se in quella occasione c’è stata anche una minoranza che lo ha applaudito, significa soltanto che il germe nazista e sionista non potrà mai estinguersi del tutto fino a che non verrà estirpato alla radice.