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Feliz navidad y prospero año nuevo

“L’OSSERVATORE SPIATO” RIVISTA OCCASIONALE IN RETE

Feliz navidad y prospero año nuevo

Noto pacifista POTUS al suo secondo mandato, nonché tycoon di vecchia data, decide di bombardare Caracas al solo scopo di purificare l’Occidente dal narcotraffico, sdoganando di fatto quella che ingiustamente e a tutti gli effetti è stata definita dai più accreditati analisti guerra preventiva. Così è iniziato il 2026, all’insegna della stabilità politica e sociale, favorendo lo sviluppo e la prosperità di qualsiasi Stato sovrano che – per una mera necessità di appropriazione indebita – intenda esportare con un intervento militare la democrazia ad un altro Stato sovrano. Inutile dire quanto possano giovarne – in termini di ottimizzazione del diritto internazionale – sia le diplomazie che le ambasciate dei vari Paesi che si sono coalizzati per contrastare l’egemonia imperante a stelle e strisce, altrimenti noti come BRICS, così come sarebbe inutile elencare le giustificazioni di chi, da quando è scoppiato il conflitto russo/ucraino, a ragion veduta ha saputo discernere fin da subito le responsabilità del Paese aggressore da quelle del Paese aggredito. Ora la domanda è: quale regime sarebbe meglio per il Venezuela? Quello dittatoriale – dove in tutti questi anni di imposizioni criminali, segnate dalla repressione e dalle torture inflitte a chi la pensava diversamente dallo stesso regime, la classe dirigente ha potuto sottomettere i propri cittadini a delle condizioni di vita estreme – oppure sarebbe meglio quello in cui – una volta che il POTUS di turno prendesse il controllo di tutti i giacimenti petroliferi del Paese – l’importazione del sistema democratico a stelle e strisce finirebbe con lo schiavizzare gli stessi cittadini, ancora inconsapevoli a che cosa andranno incontro, omologandoli a uno stile di vita servile e apparentemente benestante, ma in realtà profondamente umiliante, complici loro malgrado della pianificazione messa in atto dall’amministrazione governativa dello stesso grande Paese? Avrebbe forse ragione il leader fantoccio ucraino – il quale, come sostiene una nota esponente dem del Bel Paese – Se è questo quello che gli americani fanno ai dittatori, agissero così anche con Putin? Qualora dovesse mai insorgere la comunità internazionale – che comunque la si possa pensare è formata da più diversi Paesi e/o associazioni – e reagire con altri interventi armati magari proprio negli USA, o in Israele (giusto per citare i Paesi colomba) quanti Paesi colomba si trasformerebbero in falchi? Se – come sostiene qualcuno appartenente ai FdI del Bel Paese – Maduro non è solo un dittatore: è il vertice di un sistema criminale che usa il narcotraffico come strumento di potere e di destabilizzazione. Difenderlo non significa stare dalla parte del popolo venezuelano, ma legittimare la repressione, la corruzione e la violenza. Perché allora fondare la propria economia di Stato scatenando guerre preventive e “stipulando” debiti (in primis con la Repubblica popolare cinese) dovrebbe significare migliorare le condizioni sociali del popolo di turno? Dovremmo forse tutti diventare pesci che cantano sul fondo del Sand Creek?