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Nel nome della Madre

“L’OSSERVATORE SPIATO” RIVISTA OCCASIONALE IN RETE

Nel nome della Madre

Che cosa e quanto c’è di vero dietro al sequestro di circa un milione di euro trovato all’interno di una parete di cartongesso insieme a del materiale informativo, chiavette usb e soprattutto alla bandiera di Hamas, e che ha così indotto gli inquirenti ad applicare una decina di misure cautelari – tra cui il Presidente dell’associazione dei palestinesi in Italia, Hannoun – e ad indagare nei confronti di oltre 20 individui – tra cui anche i familiari dello stesso Presidente – sospettati di aver trasportato il denaro mancante (circa 7 milioni di euro complessivi) direttamente alle cellule operative della suddetta organizzazione terroristica paramilitare? Se fosse vero che dalle intercettazioni telefoniche intercorse tra Hannoun e Ra’ Ed Mousa Dawoud gli inquirenti della Procura di Genova hanno dimostrato che il percorso del denaro fu in effetti destinato ad Hamas – in quanto la cellula “italiana” di Hamas, Dawoud, disse testualmente ad Hannoun di aver cancellato tutte le ricevute e i tutti i vecchi files inerenti al flusso del contante – perché allora, proprio a causa della provenienza di quelle che sono già quasi state considerate a priori delle prove, sarebbe impossibile un reale controllo sui contenuti di quelle intercettazioni nel rispetto dei princìpi costituzionali e di formazione delle prove stesse, considerato che non ci sono altri elementi probatori se non quelli forniti dallo Stato d’Israele (così come hanno dichiarato i legali di Hannoun)? Se fosse vero che la sistematica pianificazione del genocidio tutt’ora in corso perpetrato dallo Stato d’Israele nei confronti del popolo palestinese fu giustificata dall’aggressione del 07/10/23, perché gli inquirenti della Procura di Tel Aviv non avrebbero dovuto indagare sui flussi di denaro provenienti in primis dall’attuale amministrazione governativa degli USA, che, in via ufficiale – tramite lo sblocco dei finanziamenti destinati ad aiutare lo Stato d’Israele ad avere il diritto di poter difendersi con ogni mezzo – hanno così consentito alla Knesset di armarsi fino ai denti e aprire sette fronti di guerra nell’arco di soli due anni? E ancora, se fosse vero che Hannoun organizzava raccolte di denaro, inviandolo a presunte associazioni di beneficenza – mentre invece foraggiava i terroristi con l’operazione denominata Convoglio per Gaza, così come si evince dalle intercettazioni fatte dagli inquirenti della Procura di Genova – perché a Tel Aviv la Procura avrebbe deliberatamente evitato di intercettare alcuni noti esponenti di maggioranza della Knesset quando il percorso degli enormi flussi di denaro destinati agli armamenti avrebbe dovuto essere quanto meno sospetto? Temevano di coinvolgere anche la madre dei figli dell’attuale Premier israeliano indagato per crimini contro l’umanità dal Tribunale Internazionale dell’Aja, forse? Oppure magari – non volendo approfondire l’indagine che avrebbe visto implicati perfino alcuni parenti dell’attuale e suddetto Premier – gli stessi inquirenti della Procura di Tel Aviv avrebbero optato per indurre i vertici della Commissione di Vigilanza per le telecomunicazioni a trasmettere in via del tutto eccezionale quel meraviglioso lungometraggio (che ebbe un enorme successo) intitolato Nel nome del Padre, al fine di indottrinare più agevolmente il popolo in merito alle linee guida da seguire nel caso l’opinione pubblica possa ancora fare confusione sull’identità degli aggressori e su quella degli aggrediti? Sarebbe interessante poter vedere gli sviluppi di tale indottrinamento.