“L’OSSERVATORE SPIATO” RIVISTA OCCASIONALE IN RETE
Prima o poi qualcuno doveva pur dirlo che era il caso di candidare un ex golpista (nonché attuale POTUS al suo secondo mandato) al Nobel per la Pace, e ovviamente, a farlo, non poteva che essere l’attuale criminale di guerra (Primo Ministro israeliano) reo mai confesso di un genocidio a dir poco indicibile. Con una invidiabile media di circa cento morti ammazzati al giorno – da quel fatidico 7 Ottobre 2023 – gli abitanti della ex Striscia di Gaza hanno di fatto pagato il prezzo più alto, in termini di sacrificio, per far sì che il sogno della follia sionista – ovvero quello di voler ulteriormente espandere i propri confini – si coronasse. E il paradosso è che si continua così, come se nulla fosse accaduto: bombardando ancora ciò che è rimasto da bombardare, trucidando bambini malnutriti che a malapena pesano 20 kg (in coda per poter mettere sotto i loro denti un tozzo di pane) mitragliando chiunque osi opporsi a quella condizione infernale, impedendo agli aiuti umanitari di svolgere il proprio lavoro e contribuire così a portare un briciolo di umanità in una terra martoriata dalla barbarie. Come è potuto accadere che si sia arrivati a simili empietà, in una società evoluta come quella in cui tutti viviamo oggi, ma soprattutto: come è stato possibile che nessuno (dei cosiddetti Paesi volenterosi incluso il Bel Paese) abbia deciso di coalizzarsi (perfino con nemici storici, beninteso) al fine di imporre alle sedute plenarie dell’ONU un cessate il fuoco in tutto il MO, e non solo? È stato forse a causa di quelli che giustificano l’Olocausto palestinese semplicemente perché sostengono che le guerre sono ormai ovunque e che, considerato anche che in guerra si muore, dal loro punto di vista i morti ammazzati in Ucraina o nel Sudan conterebbero meno, confutando così le tesi dei doppiopesisti pro pal? O forse è stato perché – non essendoci alcun interesse economico in ballo – i cosiddetti Paesi volenterosi avrebbero preferito fare un passo indietro astenendosi dall’approvare delle risoluzioni oggettivamente irrilevanti – per un cessate il fuoco duraturo – che avrebbero compromesso l’establishment statunitense e al contempo delegittimato i responsabili del recente attacco ai siti nucleari iraniani durante la cosiddetta guerra dei 12 giorni? Quanto conterà ancora – per chi è e/o sarà al potere – l’omertà di Stato? Quando per l’ennesima volta scoppierà – ciclicamente – un altro inevitabile 07/10/2023, chi sarà il prossimo giornalista o ministro a tenere la bocca chiusa a proposito delle stragi di massa commissionate dall’ordine costituito? La risposta si potrebbe evincere dall’efficienza del sistema giudiziario internazionale, forse, che nella maggior parte dei Paesi riesce sempre ad assicurare alla Giustizia chi denuncia abusi, soprusi e intimidazioni, mai chi tace rendendosi complice dei crimini più efferati. Del resto in questo Paese si esempi simili se ne potrebbero davvero fare a iosa, si pensi soltanto alla storia di Peppino Impastato, di quando – per dimostrare a suo fratello che avrebbero dovuto fare qualcosa per denunciare i malavitosi di Cinisi e che abitavano a soli cento passi dal boss Badalamenti – lo trascinò fino all’abitazione del pluri decorato onorevole Tano per urlare a squarciagola che la Mafia è una montagna di me++a, per poi essere sistematicamente ucciso.