“L’OSSERVATORE SPIATO” RIVISTA OCCASIONALE IN RETE
A che cosa è servito in realtà celebrare anno dopo anno la Liberazione dal Nazifascismo se dopo esserne passati 81, da quel giorno, l’imperialismo angloamericano non ha fatto altro che avallare l’espansionismo sionista consentendo così alle forze armate coinvolte di compiere l’indicibile genocidio del popolo palestinese nella totale indifferenza del ‘garantismo’ europeo dei cosiddetti Paesi volenterosi?
Quali sono i due Paesi che traggono maggior profitto economico dal continuare a creare le condizioni politiche per dichiarare guerre infinite a Paesi militarmente più deboli, che non intendono certo sottomettersi, manipolando l’informazione internazionale e facendo in questo modo credere all’opinione pubblica che l’esportare la democrazia sia l’unica strada percorribile per assicurare la pace alle future generazioni?
Se i negoziati volti a cercare quanto meno di auspicare che venga imposta una tregua duratura agli innumerevoli conflitti in corso fallissero miseramente, così come di fatto avviene, perché i Paesi che non sono coinvolti in modo diretto (ma che comunque beneficiano di quei conflitti, specie in termini energetici) si propongono in qualità di mediatori?
Se, oggi, ricordare il giorno della Liberazione dal Nazifascismo vuol dire difendere i princìpi della nostra convivenza civile e politica dopo un ventennio di dittatura conclamata (così come di fatto viene risposto, nel caso l’utente ponesse a un’IA la domanda sul significato intrinseco a questo stesso giorno) perché non soltanto in data odierna si dimenticano i crimini commessi contro l’umanità da una tirannia egemone camuffata da democrazia, consentendo così a tali tiranni legalizzati di manipolarci e di metterci letteralmente gli uni contro gli altri?
Prendendo atto dell’incomunicabilità del dialogo, sia da una parte che dall’altra dei Paesi coinvolti nei Patti di Belligeranza, una volta che le coalizioni dei Paesi appartenenti al cosiddetto blocco orientale consolidassero la loro unione militare, che cosa resterebbe dell’alleanza atlantica e del regime sionista?
Considerato che né la recente guerra batteriologica scatenata per risolvere il problema della sovrappopolazione, camuffata da pandemia e generata deliberatamente deresponsabilizzando le amministrazioni governative coinvolte, né tantomeno questi interminabili conflitti sono riusciti ad eliminare in toto le classi meno abbienti, nonostante le copiose stragi di Stato perpetrate nei loro confronti, quali saranno le prossime soluzioni, in termini di sostituzione etnica?
Per quale ragione gli stili di una vita sana, che ogni individuo dovrebbe e potrebbe condurre, coadiuvata da una corretta alimentazione e soprattutto da un’istruzione fondamentale, degna di formare le future classi dirigenti, vengono sempre disincentivate dalle amministrazioni governative di turno, che si rifiutano categoricamente sia di riformare in maniera strutturale l’apparato delle telecomunicazioni che di propinare la farina di insetti per poter sfamare la progenie in tempi di crisi?
Che cosa spinge il Paese aggredito a insorgere contro il Paese aggressore? Gli accordi stipulati all’ONU per sancire una pacifica convivenza tra le parti invase e i colonizzatori, forse? Oppure magari questi ultimi avrebbero dovuto invece estendere il proprio dominio, alla stregua del Sacro Romano Impero, invece di limitarsi a coltivare le terre colonizzate?
Da sempre, a prescindere dalle varie culture, il proibizionismo genera dei comportamenti trasgressivi con le conseguenti violazioni delle regole imposte dalla società. È stato dunque basandosi su questa tipologia di concetti che l’attuale Deep State è riuscito ad illudere i trasgressori, così convinti di vivere in assoluta libertà, e a soggiogare l’intero globo civilizzato sotto la sedicente egida di ‘non omologazione’?